Dintorni

CATANIA

 

Catania è una città dalle tante sfaccettature, capace di dare al visitatore forti emozioni per alcuni scorci del paesaggio urbano. La crescita della città di Catania è legata, nel bene e nel male, al rapporto con l’ Etna: usufruendo della fertilità, soggiacendo alle colate, piegando la pietra lavica a materiale per costruire le case. Oggi Catania si presenta come un grande agglomerato urbano, costituito da uno splendido centro storico (il suo barocco è stato inserito nel Patrimonio dell’ Umanità), ricostruito dopo il terribile terremoto del 1693. Catania nasce oltre due millenni prima: l’ insediamento storico risale alla più antica colonizzazione greca in Sicilia, quando il calcidesi di Naxos fondarono, intorno al 729 a.C., il primo impianto di Katane. Nel 476 a.C. fu rifondata da Gerone I, tiranno di Siracusa, che ne deportò gli abitanti a Leontinoi (attuale Lentini) popolandola con i coloni Dori e chiamandola Aitna. Assoggettata per tre secoli ai greci, nel 461 i catanesi riconquistarono la città, ne scacciarono i coloni e le ridiedero il nome originario. Nel 263 a.C. venne conquistata dai romani, il cui dominio imperiale accrebbe notevolmente la città, ed è testimoniato dagli edifici giunti fino ai nostri giorni: l’ anfiteatro in piazza Stesicoro, il teatro e l’ Odeon tra la parte occidentale di via Vittorio Emanuele e via Teatro Greco, i resti del Foro nel cortile S. Pantaleone e quattro complessi termali. Il Cristianesimo vi si diffuse rapidamente; tra i suoi martiri, durante le persecuzioni di Decio e di Diocleziano, primeggia Sant'Agata, patrona della città, e Sant'Euplio. Le invasioni barbariche della seconda metà del 535 d.C., sconvolsero tutta la Sicilia e, quindi, anche Catania, portando alla decadenza la città. Dei tre secoli della loro dominazione rimangono pochissime tracce. I saraceni la conquistarono nell’ 875, lasciando un’ impronta nella relazione con le campagne, aprendo nuovi collegamenti (a loro risalgono le “trazzere” che si intrecciano sull’ Etna) e innestando nuove colture. Ma fu grazie alla conquista dei normanni, guidati da Ruggero d’ Altavilla, che a partire dal 1060 Catania ritornò ad un nuovo splendore. Si iniziarono i lavori per la costruzione del Duomo (1071). Purtroppo, nel 1169, un terremoto devastò la città, contribuendo alla crisi economica registratasi alla fine di tale dominazione, susseguita da quella sveva. Nel 1239 Federico II di Svevia fece edificare il castello Ursino ai margini dell’ abitato e in prossimità del mare, pensato come sistema difensivo della costa. Sotto la dinastia aragonese, Catania fu teatro delle traversie avute dalla regina Bianca di Navarra a causa delle mire per la successione al trono da parte del Gran Giustiziere Bernardo Cabrera, conte di Modica. Con l’elezione di Ferdinando I come re di Aragona, la Sicilia fu dichiarata provincia del regno aragonese. La vedova regina Bianca fu confermata “vicaria”. La Sicilia, quindi, non fu più un Regno indipendente, ma solo un vicereame, e tale rimase. I catanesi si consolarono con alcuni privilegi concessi loro dalla regina Bianca. Con Alfonso il Magnanimo, successore di Ferdinando I, avvenne la fondazione, nel 1434, della prima università siciliana, la Siculorum Gymnasium. Nel 1669 un’ enorme colata lavica sommerse i quartieri occidentali sino a riversarsi in mare, mentre, nel 1693, un catastrofico terremoto ridusse la città in un cumulo di rovine. Una ricostruzione intelligente ridisegnò Catania con criteri “moderni”, con strade larghe e diritte. Furono demoliti gli edifici rimasti per metà in piedi e si costruì su strati di macerie, elevando di qualche metro il livello della città e pervenendo a noi così come oggi la conosciamo.

 

ACIREALE

Acireale (Jaciriali o Jaci in siciliano[3]) è un comune italiano di 52.792 abitanti[4] situato in Sicilia. Di incerta origine, oggi l'impianto urbanistico è quello tipico delle città tardo-medievali della Sicilia. Sorge a metà della costa Ionica siciliana a 15 km da Catania. I suoi abitanti si chiamano acesi (jacitani in siciliano). È sede della diocesi di Acireale Città più popolosa della provincia (dopo Catania), Acireale è nota per il suo Carnevale, per il barocco e per le sue Terme. Vicina all'Etna, comprende nel suo territorio una serie di borghi marinari dotati di porticciolo, tra cui Santa Maria la Scala e Capo Mulini. sempre acireale Il nome della città deriva dalla mitologia greca, in cui vi era posto per una divinità chiamata Aci. Questi era un pastore di cui si innamorò Galatea, di cui a sua volta era innamorato il ciclope Polifemo che schiacciò il rivale sotto un masso. Dal sangue del pastore nacque un fiume[5] chiamato Akis dai greci, oggi "scomparso" sottoterra. Il nome della città ha subito dunque una lenta evoluzione: diventò Jachium sotto i bizantini, Al Yag con gli arabi e quindi Aci d'Aquila (o Aquilia) con gli spagnoli. Nel XIV secolo la città si stabilì nel territorio attuale (prima sorgeva nei pressi del castello di Aci, oggi Aci Castello) con il nome di Aquilia Vetere prima, e di Aquilia Nuova in seguito. Il nome Acireale fu attribuito alla città, secondo la tradizione, da Filippo IV di Spagna solo nel 1642[6]. Una capitale "semi-perfetta" Piazza Duomo agli inizi del Novecento Al centro di ricchi traffici mercantili e popolata da nobili e ricchi artigiani per secoli, Acireale è stata vicina spesso ad affermarsi come capitale, specie nei confronti degli altri casali vicini a cui fornì sia le menti che finanziamenti. Tuttavia la storia della città caratterizzata da crescite e crisi la farebbero meglio definire come capitale "semi-perfetta". Acireale non fu mai capitale (tranne un brevissimo periodo nel XVI secolo, con gli Alagona) ed a testimonianza quasi eloquente di questo paradosso può essere portato il Duomo, realizzato nelle maestose forme tardo-barocche secoli prima che la città fosse elevata a sede di Diocesi, le chiese, i palazzi nobiliari e tutto il suo centro storico o la stessa riacquisizione della demanialità operata con una onerosa tassazione delle mercanzie, avvenuta fra l'altro ben due volte. Si narra che Acireale e le altre Aci trassero la propria origine da Xiphonia, una misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa. I poeti Virgilio e Ovidio fecero risalire il mito della fondazione alla storia d'amore tra Galatea e Aci, ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo. In epoca romana nello stesso territorio nacque una città chiamata Akis, e che storicamente partecipò alle guerre romano-puniche. Nel Medioevo il borgo si consolidò attorno al castello di Aci e solo nel Trecento una decina di nuclei familiari si spostarono più a nord, dove nacque Aquilia (Aci d'Aquila) o Aquilia Nuova, primo punto stabile dell'odierna città. Il Cinquecento fu importantissimo per Aquilia Nuova, dove si consolidò un forte ceto mercantile che portò una notevole ricchezza alla città e si insediarono diverse corporazioni ed ordini religiosi lasciando una impronta tanto indelebile che ancora oggi spesso viene citata come «la città dalle cento campane». « Acireale è una sorta di medioevale Avignone sede di tutte le possibili corporazioni e ordini, religiosi e conventi ed istituti e collegi e perfino di sei licei cattolici (oltreché di uno statale)... » (Carlo Levi Tracce della memoria, pagina 98.) Nel 1528 l'imperatore Carlo V la eresse a comune. Nel Seicento, il territorio di Aquilia perse molti territori (divenuti universitas, cioè città) ma ottenne il nome odierno, grazie all'intervento del re Filippo IV nel 1642. L'11 gennaio 1693 la città fu in parte distrutta dal terremoto, che sconvolse tutta la Sicilia sud-orientale. Nel 1848 fu uno dei principali centri dei moti in Sicilia. Nel 1873 con l'apertura dello stabilimento termale Santa Venera e l'inaugurazione dell'annesso Grand Hotel des Bains, Acireale divenne un centro termale di una certa notorietà. Dal 1861 è stata capoluogo del Circondario di Acireale, abolito poi, come tutti i circondari d'Italia, dal regime fascista nel 1927. Ottiene il titolo di Città decreto presidenziale del 30 novembre 2005. Oggi è nota per il Carnevale di Acireale, che attrae visitatori da Sicilia e Calabria data la presenza, accanto ai carri allegorico-grotteschi e ai gruppi mascherati in sfilata, dei carri infiorati, prerogativa tipica acese.